SOCIETY | 5 Feb 2019

Cinque lezioni dal libro “Cittadini ai tempi di Internet”

Dalla necessità dell'educazione alla promozione della cultura. Nel nuovo libro di Alfonso Fuggetta una riflessione sulla cittadinanza consapevole nell'era digitale

Si chiama Cittadini ai tempi di Internet il nuovo libro di Alfonso Fuggetta, professore ordinario di Informatica presso il Politecnico di Milano e amministratore delegato e direttore scientifico di Cefriel. Quasi 200 pagine di un condensato di riflessioni intorno alla “cittadinanza consapevole nell’era digitale” e sul come agevolare il processo che porta alla crescita non tanto di cittadini digitali, quanto di persone in grado di vivere consapevolmente nuovi contesti in cui Internet e le tecnologie digitali non sono solo strumenti a disposizione ma un costituente particolarmente importante dell’esistenza.

Numerose sono le pagine del libro in cui poter fare una piega o un segno di matita necessario a sottolineare uno spunto di riflessione ma, se si volesse sintetizzare, potremmo dire che queste sono le 5 lezioni che, chiusa l’ultima pagina del libro, restano scolpite nella mente.

1. Non si deve parlare di cultura e cittadinanza digitali, ma di cultura e cittadinanza ai tempi del digitale

“Il digitale non è semplicemente uno strumento potente e pervasivo, ma induce un cambiamento radicale e strutturale delle fondamenta, dell’organizzazione e delle dinamiche della nostra società”. Proprio per la complessità insita nei processi di trasformazione digitale, non è possibile, secondo Fuggetta, semplificare nel senso di banalizzare. “Il digitale è un elemento intrinseco e costitutivo della cultura e della cittadinanza di questi nostri tempi e non semplicemente un settore o un ambito parallelo e/o separato rispetto al resto della società”. Così va visto il contesto in cui le persone si muovono, vivono, crescono. Contesto in cui tener conto della pervasività del digitale, che richiede “nuovi modelli di gestione dei conflitti e di composizione degli interessi”.

2. Una leva essenziale è l’educazione (non semplicemente la formazione)

Il tema dell’educazione riemerge in ogni capitolo, pagina, frase del libro perché “solo cittadini più maturi e consapevoli saranno in grado di muoversi in un mondo sempre più complesso e articolato”. Educazione necessaria anche e soprattutto per i cosiddetti nativi digitali, molto meno maturi digitali di quanto si pensi, e che “hanno bisogno di un percorso educativo nuovo che vada ben oltre il semplice addestramento all’uso delle app o lo studio della tecnologia, in quanto la potenza e la pervasività degli strumenti e dei paradigmi del digitale richiedono un salto di qualità nel livello di maturità, nelle competenze e conoscenze di cultura generale e nei modelli cognitivi e comportamentali”. Non si può cadere nella trappola del confondere facilità d’uso delle interfacce con banalità concettuale degli strumenti: “la potenza e l’immediatezza del mezzo richiedono un’educazione e una sensibilità ancora maggiori”.

3. Manualità non è maestria e addestramento non è apprendimento

Quanto spesso si confonde l’addestramento con la formazione, in particolar modo nel digitale? Quanto, anche a scuola, si sente parlare di lezioni su uno specifico software piuttosto che cercare di far comprendere le potenzialità di uno strumento nuovo? Il tema della confusione tra saper usare un dispositivo e conoscerlo, tra velocità nel fare qualcosa e fare in modo efficiente e qualitativamente soddisfacente, tra ricerca e capacità di trovare, tra il comunicare e il mettersi in relazione con altri è ben spiegato nel libro. Nel caso del digitale è fondamentale far passare il concetto che non basta fare copia e incolla selvaggio dei contenuti presenti perché, oggi molto più di ieri, è necessario “studiare e analizzare in modo critico fatti, concetti, dati”. 

4. Il modello di apprendimento è completamento diverso

Le aziende, così come la scuola e la famiglia, devono ripensare al modo di formare e aggiornare le persone, tenendo ben presente che questa attività rappresenta oltre che un investimento una responsabilità sociale. Le persone devono imparare a imparare. “Si studia e ci si forma per tutta la vita; è vitale che negli anni canonici di studio ci si assicuri che le persone abbiano imparato a imparare; il lavoro e i modelli organizzativi vanno progettati perché siano loro stessi occasione e strumento di apprendimento”. Questi i punti sui quali costruire modelli innovativi, tenendo presente che le competenze che caratterizzano la persona matura sono: “capacità di ricercare, analizzare e studiare l’universo delle informazioni; capacità di imparare riflettendo su ciò che si è fatto; capacità di condividere con gli altri quanto si è appreso”. 

5. Tutti gli attori che operano nella nostra società sono responsabili della promozione di una cultura ai tempi del digitale

Il tema della responsabilità della promozione di una cultura moderna ai tempi di Internet non è molto dibattuto. Per questo l’ultima parte del libro dedica al tema un interessante approfondimento, andando a individuare e descrivere gli attori e le possibili azioni che questi possono fare per far crescere cittadini migliori. Si parte dalle élite, per passare alla famiglia, la scuola, la politica, l’impresa, i media, i corpi intermedi, come sindacati e associazioni. Alla base di ogni ragionamento l’onestà intellettuale, imprescindibile anche in Rete. “La capacità di giudicare in modo coerente e trasparente le questioni che ci si presentano, indipendentemente dal tempo, dal contesto e dalle persone che le propongono”. Una virtù difficile da perseguire, ma necessaria a sviluppare una matura cittadinanza (digitale). “Riconoscere gli altri, ancora prima delle loro idee; studiare, capire, ascoltare, costruire posizioni ragionate; non aver paura di confrontarsi; avere il coraggio di riconoscere i propri errori e cambiare idea”. Tutti gli attori possono contribuire a crescere onesti intellettuali. “Lo Stato siamo noi, una comunità nella quale ci si prende cura dei problemi di tutti, senza assistenzialismi o paternalismi del passato, e si garantisce che ognuno abbia uno stesso punto di partenza, servizi pubblici degni di un Paese moderno, opportunità di realizzare in modo responsabile le proprie ambizioni e i propri sogni”. 

Sonia Montegiove