PEOPLE | 4 Dic 2018

Cloud Computing: perché e come crescerà nel 2019?

Intervista al CEO di Engineering D.HUB Francesco Bonfiglio a commento dell’Assintel Report 2019, che per il prossimo anno prevede un incremento di investimenti nel Cloud del 25%

Un mercato ICT in forte crescita quello previsto da Assintel Report 2019, con un +1,6% di incremento stimato per il prossimo anno, a fronte di uno 0,7% del 2018 rispetto al 2017. A trainare gli investimenti saranno soprattutto Realtà Virtuale e Aumentata (72%), wearables (43,9%), Intelligenza Artificiale (31%), Big Data e Analytics (26%) e Cloud (25%). Quest’ultimo in particolare raggiungerà 1,8 miliardi di euro, soprattutto per servizi IaaS e PaaS.

Quale il modello di Cloud “vincente”?

“Il modello di virtualizzazione della tecnologia, originariamente nella sua componente infrastrutturale, che il paradigma del Cloud ha reso così pervasivo nella nostra società – commenta Francesco Bonfiglio, CEO di Engineering D.HUB – è oggi diventato una commodity. È normale parlare ormai di ‘commoditizzazione’ dell’IT e sembra che questo termine sia un mantra dell’era digitale dove tutti vogliono realizzare e vendere prodotti digitali, ma nessuno vuole più fare i conti con la tecnologia necessaria. Il significato della parola stessa ‘commodity’ indica un prodotto di utilità comune, fungibile dal mercato senza particolari differenze tra i diversi fornitori che lo producono. Vale a dire l’uno vale l’altro…”.

Questo significa forse che non è importante la qualità della tecnologia che si produce?

“L’argomento è arduo perché chiunque produca o fruisca tecnologia conosce perfettamente il valore della qualità, delle prestazioni, della velocità, della manutenibilità, della scalabilità. Di un’applicazione, di un framework, di una infrastruttura e non ultimo di un team di specialisti. La virtualizzazione dell’IT, a tutti i suoi livelli, offre enormi opportunità in termini di velocità soprattutto per la realizzazione di nuovi servizi. Questi nuovi servizi possono essere dei breakthrough per una start-up che riesca a individuare una soluzione fuori da un contesto specifico che richieda accesso a dati e servizi legacy o storici. Al contrario, per una grande azienda l’innovazione passa attraverso due fattori: la velocità e agilità che soluzioni di virtualizzazione e commoditizzazione dell’IT, come il Cloud, offrono, e la capacità di integrarle, calarle e farle convivere con il parco tecnologico di dati e di processi esistente. Questa dicotomia che Gartner ci ha insegnato a chiamare bi-modalità dell’IT è ormai da anni riconosciuta come il vero motivo della scarsa velocità di trasformazione e innovazione delle grandi aziende e la soluzione non può essere che bi-modale come il problema”.

Occorre quindi pensare a un Cloud bi-modale e ibrido?

“Una soluzione bi-modale e ibrida è costituita da una piattaforma di servizi che combinino Cloud pubblico, privato, infrastrutture e sistemi on-premises, team remoti, locali, strumenti di monitoraggio, di brokering, di metering e tutto quanto normalmente costituisce il sistema nervoso infrastrutturale di uno IaaS (Infrastructure as a Service) ma in modalità multi-Cloud (o multi-fornitore, multi-sorgente). Su questa tematica, Engineering D.HUB ha costruito la propria proposizione Cloud che disaccoppia e rende trasparente la complessità dei vari stack (pile tecnologiche) di Cloud esistenti sul mercato e permette dunque al cliente di fruire di un approccio di virtualizzazione senza dover sostituire da subito le piattaforme tecnologiche esistenti o vincolarsi a uno specifico fornitore di Cloud pubblico, incapace di rispondere a tutte le esigenze. Una piattaforma IaaS da sola però non è più in grado di offrire ai clienti quella scalabilità e quella integrabilità necessarie a produrre valore nel mondo digitale”.

 

 

Il Cloud si può considerare ancora come infrastruttura abilitante?

“Per capire il paradigma del Cloud bisogna prima comprendere quello del servizio. Una strategia di adozione del Cloud efficace non può dunque prescindere da una strategia di passaggio ai servizi ovvero di trasformazione del proprio portfolio di offerta, interno ed esterno all’azienda, in un vero e proprio catalogo di servizi. Per passare dalla infrastruttura ai servizi e sfruttare al meglio l’agilità che il Cloud può offrire, bisogna integrare applicazioni e infrastrutture, esistenti e future, in modo semplice e poco oneroso per evitare rischi legati alla reingegnerizzazione che rallentano la trasformazione digitale. È necessario infine dotarsi di connettori verso le sorgenti interne ed esterne e motori di analisi, correlazione e interpretazione che permettano nel tempo di raccogliere i dati dall’enterprise, dal mondo open, dalle reti di sensori, da API di altri ecosistemi. In breve, è necessario vedere l’IaaS non più come una soluzione a un vecchio problema ma come il mattone di base di una nuova piattaforma di tecnologie e servizi che permetta l’integrazione ibrida (Hybrid Integration Platform) e sulla quale si possano poi costruire Piattaforme di Servizi di Business. La stratificazione di Deployment Platform, Hybrid Integration Platform e Ecosystem Platform costituisce una nuova architettura dell’IT del futuro sulla quale è possibile far coesistere il legacy e il nuovo, l’aspetto funzionale e quello tecnico, il mantenimento dell’esistente e la spinta all’innovazione. Il controllo dunque dell’infrastruttura tecnologica, della sua qualità, delle sue prestazione, ma non più come vincolo per ogni nuova evoluzione o mero elemento di costo operativo, ma come strato interno di una piattaforma che permetta l’astrazione necessaria per disegnare e sviluppare nuovi servizi da una pura accezione di business”.

Come va interpretata la crescita di servizi Cloud?

“L’utilizzo di servizi Cloud semplicemente a compensazione o sostituzione di infrastrutture esistenti e on-premise per ridurne il costo operativo è una aspettativa che tutti ormai sanno essere eccessivamente semplicistica. Il Cloud non può ancora soppiantare le architetture esistenti e tradizionali per gran parte dei workload dove vengono eseguiti i processi e gestiti i dati core di gran parte delle grandi aziende. La crescita del Cloud va di pari passo con lo sviluppo di una offerta differenziata: è necessario potersi dotare di strumenti di brokeraggio che permettano di cambiare nel tempo i fornitori Cloud senza vincolarsi a nessuno ma anche e soprattutto di far convivere le nuove infrastrutture Cloud con quelle esistenti. La mera adozione dell’IaaS senza una strategia di integrazione tra piattaforme eterogenee, senza l’utilizzo di tecnologie e approcci di integrazione come RPA (per poter facilmente integrare il legacy con il nuovo) come API manager (per poter usare ed esportare servizi dall’ecosistema crescente sul mercato) e senza una piattaforma capace di integrare Cloud, Analytics, AI, IoT ed altre tecnologie abilitanti per la creazione e gestione di nuovi servizi di business, rischia di essere limitata nel tempo.

La crescita del mercato Cloud vedrà dunque sicuramente un’accelerazione solo se combinata con una strategia di creazione del valore di business attraverso il Cloud e non più solo di riduzione del costo (TCO reduction) come in origine e tutt’ora paventato dai Cloud Service Provider. In questo senso la crescita del Cloud è destinata a essere surclassata dalla crescita delle piattaforme e dei servizi associati per la gestione di queste e questo in virtù del fatto che le piattaforme integrate permettono, grazie anche al Cloud, di creare un reale valore di mercato producendo ricavi anziché riducendo costi.

La grande capacità di creazione dell’uomo è destinata a elevarsi dal livello di scelta della tecnologia a quello di orchestrazione e disegno di servizi attraverso nuove architetture. Ma proprio questa grande capacità resterà sempre l’unico elemento che non potrà mai essere virtualizzato”.