TECH | 12 Ott 2017

Denominazione del medicinale: Intelligenza Artificiale

Se l'Intelligenza Artificiale fosse un farmaco: leggere attentamente avvertenze e modalità d’uso

CHE COS’È

Intelligenza artificiale o AI da Artificial Intelligence è, secondo Wikibooks, “l’abilità di un computer di svolgere funzioni e ragionamenti tipici della mente umana”. Più specificatamente, secondo la definizione più citata in Rete, è l’insieme di “teorie e tecniche per lo sviluppo di algoritmi che consentano alle macchine di mostrare un’abilità e/o attività intelligente, almeno in domini specifici. Per attività intelligente si intende la capacità di estrapolare da conoscenze precedenti delle linee guida da utilizzare per risolvere nuovi problemi, problemi che il sistema non ha mai affrontato sebbene possa averne affrontati di simili in passato”.

Il principio attivo originale del farmaco, Intelligenza Artificiale Generale (IAG), è stato per molto tempo al centro delle ricerche dei farmacologi che vi ci sono dedicati, oltre che di numerosi autori di fantascienza: consiste nella capacità di replicare completamente l’intelligenza umana. Vista la complessità nel sintetizzare questo principio attivo, si è scelto di iniziare a prescrivere equivalenti di minor complessità. In particolare il farmaco equivalente più diffuso è Intelligenza Artificiale Debole (IAD), ossia quell’intelligenza artificiale dedicata ad analizzare e/o risolvere problemi specifici, talvolta computazionalmente troppo complessi per essere analizzati dalla mente umana. È il caso, ad esempio, del farmaco “Deep Blue”, utilizzato per battere il campione di scacchi Ivan Kasparov. O di moltissime altre applicazioni largamente diffuse e che spesso si ignora si basino su questo principio attivo (si veda al paragrafo “perche si usa” di questo bugiardino).

Per completare la gamma degli equivalenti dell’IAD non si può non citare l’Intelligenza Artificiale Forte (IAF), che però – come l’IAG– non è stato ancora sintetizzato per la complessità della molecola. L’IAF è quell’Intelligenza Artificiale che, pur non replicando totalmente la mente umana, si ipotizza possa arrivare all’autocoscienza.

Il medicinale, nonostante anche fonti autorevoli non lo riportino, è in grado potenzialmente di arricchire ed estendere le capacità, le competenze e il potenziale umano tanto da potersi utilizzare, in casi selezionati ma non rari, come rimedio alla naturale stupidità.


PERCHÈ SI USA

Intelligenza Artificiale, in particolare nella declinazione dell’equivalente IAD,  è utilizzata nei casi in cui si abbia la possibilità di automatizzare e ottimizzare azioni o servizi in genere caratterizzati da azioni ripetitive che, a partire da dati in ingresso e risposte corrette, portino una macchina a fare il lavoro di un uomo.

È già stata ampiamente sperimentata con successo nei casi di assistenza virtuale finalizzata a supportare l’utente che chiede una cosa e può avere risposta; nel suggerimento di “cose che piacciono” legate al comportamento dell’utente, per esempio sui social network o nei motori di ricerca; nell’anticrimine con l’analisi di immagini catturate da circuiti video presenti in città o in luoghi di interesse pubblico; nell’analisi dei dati finalizzata a prevedere gli acquisti dei clienti; nell’automazione domestica o smart home; nella prevenzione delle frodi che, dall’analisi dei comportamenti abitudinari del cliente, riescono a intercettare eccezioni possibilmente dannose; nei videogiochi; nella tanto temuta e dibattuta guida autonoma dei veicoli e persino nel giornalismo con sistemi automatici di scrittura di brevi notizie. A tal proposito una recente ricerca ha rilevato come – su determinate categorie di articoli (sport, finanza, previsioni del tempo) un campione rappresentativo di lettori statunitensi abbia preferito gli articoli scritti dal computer a quelli redatti da giornalisti “umani”.

In via di sperimentazione (o forse meglio dire di annuncio, con tanto di tavolo di lavoro) la distribuzione del farmaco in Pubblica Amministrazione dove, secondo Agid, le sfide da superare sono di tipo etico, legale, tecnologico, culturale, di sicurezza ma anche legato alla necessità di competenze specifiche, di disponibilità di dati interoperabili e fruibili, di impatto sociale.


QUANDO NON DEVE ESSERE USATO

Non utilizzare il farmaco nel caso in cui si voglia conservare inalterata una situazione, un processo, un’azienda, un ente.


COSA PUÒ MODIFICARE L’EFFETTO DEL FARMACO

La disponibilità di Big Data, l’apertura mentale delle persone coinvolte nella sperimentazione del farmaco, la predisposizione ad accogliere l’innovazione, la disponibilità a rompere schemi consolidati possono cambiare profondamente gli effetti di AI, andandone a incrementare l’efficacia.


COME USARE QUESTO MEDICINALE

Quanto

Intelligenza Artificiale deve essere assunto in quantità modeste, soprattutto nella fase iniziale di sperimentazione. Le dosi e gli ambiti di applicazione possono essere aumentati con gradualità una volta valutati gli effetti positivi del farmaco. A differenza delle credenze popolari, AI non è dannoso per la salute (tranne nei casi descritti al punto “Quando non deve essere usato”).

Quando e per quanto tempo

AI deve essere assunto con regolarità, con un basso dosaggio iniziale che può cambiare nel tempo. I benefici del farmaco si percepiscono nel medio e lungo periodo, pertanto non si possono aspettare miglioramenti istantanei o nel giro di pochi giorni. L’efficacia del principio attivo richiede per sua natura un tempo lungo, utile a supportare il processo di apprendimento continuo del sistema finalizzato a migliorarne l’efficacia. Se assunto correttamente crea dipendenza.

Come

Intelligenza Artificiale può essere assunto in qualunque momento del giorno e della notte, della settimana, del mese, dell’anno.


COSA FARE SE AVETE PRESO UNA DOSE ECCESSIVA DEL FARMACO

Nel caso in cui AI diventasse dannoso, se ne consiglia la sospensione immediata.


INTERAZIONI CON ALTRI FARMACI

Non sono note interazioni negative con altri farmaci. L’effetto dell’Intelligenza Artificiale è incrementato dalla presenza nell’organismo che ne fa uso di basi di Big Data che fungano da catalizzatore dell’azione del principio attivo. Allo stato attuale si sta cercando di comprendere quali siano le interazioni del farmaco con elementi come il concetto di lavoro, quello di etica, quello di privacy.


EFFETTI INDESIDERATI

Il principale effetto indesiderato, che è stato teorizzato ma ancora non verificato in caso di adozione dell’IAG, è costituito dal fenomeno fisiologico della “singolarità tecnologica”, in cui l’intelligenza delle macchine supererà quella dell’uomo. Sugli effetti concreti di tale singolarità i ricercatori sono divisi: c’è ci ritiene che le macchine libereranno l’uomo dal lavoro e chi pensa che lo ridurranno in schiavitù. Intelligenza Artificiale può portare nervosismo e attacchi di panico in chi teme l’ottimizzazione delle risorse umane e l’efficientamento dei processi. Ma anche in chi si trovi a dover discutere con Intelligenze Artificiali non così intelligenti: è il caso di molti risponditori automatici e – allo stato attuale – della quasi totalità degli assistenti virtuali installati negli smartphone. In questi casi, le discussioni con essi possono portare a risultati particolarmente cruenti per gli smartphone (si riportano casi di smartphone lanciati dalle finestre). Casi frequenti di ansia e fobia si sono rivelati in coloro che si affidano a titoli che evocano scenari fantascientifici di robot che assumeranno il controllo del mondo.

I sistemi di AI possono attivare in caso di assunzione prolungata meccanismi di ricompensa del cervello (come nei videogiochi o nei social network) che potrebbero dare la sensazione di impossibilità di rinunciare al farmaco, ovvero dipendenza.

Sonia Montegiove – Stefano Epifani