MARKET | 30 Nov 2017

Giovani imprenditori e Data Management: la sfida della consapevolezza

In una ricerca Digital Transformation Institute e Confcommercio la percezione delle PMI rispetto all'innovazione come leva di crescita

Di quali strumenti deve dotarsi un’impresa per cogliere la sfida dell’innovazione? E scelti gli strumenti giusti, come può renderli efficaci nei cambiamenti dei processi operativi e strategici? Come farlo in mercati che fanno della possibilità di analizzare i dati provenienti dai consumatori la loro strategia e della capacità di governarli il loro punto di forza?

Il 41,8% delle imprese non conosce, né sa come utilizzare i Big Data a supporto del proprio business e dei processi decisionali. Emerge con chiarezza dall’indagine “L’innovazione come leva di crescita: il punto di vista dei giovani imprenditori” condotta dal Digital Transformation Institute in partnership con Confcommercio Imprese per l’Italia e con la collaborazione delle strutture associate all’Istituto.

Attraverso un percorso di ricerca articolato, che ha visto protagonisti gli esperti di settore delle strutture tecniche e politiche di Confcommercio e quelli dell’Istituto, ed un gruppo di quasi 100 giovani imprenditori coinvolti in focus group tematici, è emerso che gli investimenti in infrastrutture digitali considerati più significativi dalle imprese per avviare un processo di Digital Transformation sono quelli più tradizionali:  sicurezza e privacy per più della metà delle imprese intervistate (55,6%), comunicazione e promozione (45,4%), processi di vendita (37,1%).  E solamente il 26,4% crede necessario investire in infrastrutture che favoriscano la diffusione del Data Management, ovvero della gestione aziendale basata sulla capacità da parte degli imprenditori di prendere decisioni fondate su indicazioni provenienti dall’elaborazione di insiemi di dati significativi.

E per competere nei nuovi scenari della Trasformazione Digitale?

Le imprese dicono sì alla creazione di reti di impresa che utilizzino l’Information Technology per migliorare sia i processi di produzione sia quelli di commercializzazione dei prodotti/servizi (24%), all’utilizzo di piattaforme digitali condivise tra più aziende (23,6%), allo sviluppo di soluzioni cloud (21,9%). Ma solo il 14,9% – che diventa l’8,1% nelle realtà con un numero di addetti compreso tra 20 e 250 addetti – intende investire nello sviluppo e nell’utilizzo dei Big Data per favorire le decisioni aziendali.

Anche per lo sviluppo di nuovi modelli organizzativi che favoriscano il processo di digitalizzazione delle imprese è considerato poco utile lo sviluppo di sistemi di Data Driven Decision, volti ad orientare lo sviluppo di servizi migliori e per facilitare la gestione; la soluzione, infatti, è indicata come indispensabile solo dal 14,7% delle imprese intervistate.

Dunque, nell’era dei Big Data, in cui il software e l’hardware hanno fatto passi da gigante, consentendo di elaborare in tempi brevissimi quantità di dati impensabili prima, le imprese italiane non sono pronte, né ritengono necessario esserle, ad utilizzare nuove strategie per la gestione delle informazioni, con analytics avanzati a beneficio della customer experience. La realtà è che le aziende, che per prime si sono mosse verso questi sistemi, si stanno conquistando importanti vantaggi competitivi, allargano non solo i confini del proprio mercato tradizionale, ma invadendo territori di organizzazioni che apparentemente non avevano alcun punto di contatto con il proprio.

Ma cosa frena una scelta strategica così importante per competere?

Di certo la mancanza di competenze digitali, da costruire a tutti i livelli dell’impresa, perché queste non servono soltanto per comprendere “come” fare le cose, ma anche per capire “cosa” fare, in un mercato che vede nel digitale un elemento di profondo cambiamento.

Dall’indagine sui giovani imprenditori condotta dal Digital Transformation Institute, infatti, emerge una generale mancanza di consapevolezza, con particolare riferimento allo sviluppo di sistemi di Data Driven Decision per migliorare l’organizzazione aziendale, per avviare la crescita di una PMI rispetto ai competitor, per consentire di individuare mercati alternativi o allargati rispetto a quello in cui la PMI opera tradizionalmente o di incrementare la velocità di espansione nel proprio mercato.

Quasi la metà delle imprese, infatti, ammette di non avere opinioni su alcune delle soluzioni digitali proposte (dal Blockchain ai modelli di business del tipo “factory as a service”), né sa come utilizzare i Big Data a supporto del proprio business e per favorire la propria capacità competitiva. Il 44,7% ammette, inoltre, di non avere opinioni su alcune delle soluzioni digitali più diffuse, ma soprattutto sull’utilità dei sistemi di Data Driven Decision per sviluppare nuovi modelli organizzativi che favoriscano il processo di digitalizzazione delle imprese.

Dunque la sfida, che si configura ancor prima di far comprendere alle aziende come si costruisce un sistema di Data Management fluido, affidabile e allineato al business, è quella di sviluppare nelle imprese e negli imprenditori la consapevolezza e quelle competenze digitali, che rendano chiara l’importanza di prendere decisioni basate sui dati a supporto della gestione aziendale, in uno scenario totalmente nuovo, in cui il digitale ha già cambiato la struttura di interi mercati, impattando sulle abitudini di scelta e di acquisto dei consumatori e ridefinendo logiche e dinamiche della concorrenza.

Stefania Farsagli