SOCIETY | 27 Dic 2018

I 10 articoli più letti del 2018

Quali sono stati gli articoli che più hanno interessato i lettori di Ingenium nel 2018?

L’anno scorso abbiamo stilato una bella classifica degli articoli più letti nel 2017. E visto l’incremento del numero di lettori di questo 2018, ci piace ripetere l’operazione affinché possa essere di buon auspicio per l’anno che verrà.

A vincere, in questo anno che sta per chiudersi, sono stati i temi legati a Open Data, Intelligenza Artificiale ma anche AR e Mixed Reality, oltre agli immancabili articoli legati ai Social Network.

Ecco i “most read” del 2018

DI FAKE NEWS, UMANESIMO E BERTOLT BRECHT

Il tema è indubbiamente attuale e Marco Caressa, nella sua vision, riesce a spiegare bene il meccanismo perverso della pericolosa (soprattutto se inconsapevole) disintermediazione che i social consentono nel momento in cui ci s’informa. “Alla radice di fake news e fake data – si legge nel post – c’è un problema di delega della conoscenza. Il sovraccarico informativo a cui siamo sottoposti non consente una verifica esaustiva di fonti e contenuti, per questo è necessario delegare a “esperti” che facciano per noi quel lavoro che non possiamo o non vogliamo fare. La disintermediazione offerta da rete e social rischia però di alimentare una pericolosa delegittimazione dell’esperto, spingendoci a sopravvalutare la nostra possibilità, per altro solo teorica, di accesso alle informazioni e a sottovalutare tragicamente la nostra ignoranza”. Come difendersi allora? L’articolo, affidandosi anche Bertolt Brecht, prova a spiegarlo.

FACEBOOK, L’ALGORITMO E LA DEPRESSIONE

Di Intelligenza Artificiale si parla molto, ma non sempre si riescono a individuare applicazioni concrete e utili che permettano di comprenderne l’importanza. In questo focus di approfondimento, Simona Piacenti riporta i risultati di uno studio, pubblicato dalla PNAS – Proceedings of the National Academy of Sciences of the United State of America, che mette in relazione i post pubblicati su Facebook con la depressione, “partendo dall’assioma che il linguaggio che usiamo è la cartina al tornasole del nostro inconscio: riferimenti alla tristezza, solitudine, ostilità e un aumento dell’autoreferenziazione, potrebbero indicare una inclinazione a uno stato depressivo”. Diagnosi precoce possibile grazie all’AI, quindi, di una malattia tanto difficile quanto poco compresa e diagnosticata in tempi rapidi.

DATO BENE COMUNE?

Il dato al centro delle città intelligenti. E il dato inteso come bene comune che le Pubbliche Amministrazioni hanno l’obbligo di mettere a disposizione di tutti quale patrimonio collettivo utile a migliorare la vita delle persone. Questa la visione raccontata da Sonia Montegiove nel focus che riporta l’esperienza della smart city di Barcellona e della visione della sua assessora Francesca Bria. Giving people ownership of their personal data è l’incipit del progetto DECODE, finanziato dalla UE, coordinato dalla Bria, che mira a sviluppare strumenti pratici per proteggere i dati delle persone. “Il ruolo delle città – spiega l’articolo – sarà sempre più quello di individuare nuove strategie economiche, legali e di governance oltre a standard aperti che permettano di costruire infrastrutture informative accessibili da parte di cittadini, imprese locali, ONG, cooperative e comunità locali che, riusando le informazioni, avrebbero l’opportunità di costruire nuovi servizi digitali”.

DATI E OPENSTREETMAP PER ARGINARE IL RISCHIO AMBIENTALE

Il progetto OpenStreetMap, che alimenta il più grande database di dati geografici liberi al mondo, come strumento utile a contenere il rischio ambientale. Alessandro Palmas, nella sua vision, descrive come “su OpenStreetMap si possano trovare insediamenti industriali, il grafo idrografico, stradale e la sentieristica, limiti di peso e sagoma su strade ponti e gallerie, linee elettriche, scuole, ospedali e ricoveri per anziani, ma anche piazzole per elicotteri, campi sportivi e aree per decolli di emergenza o per aree di ammassamento, ecc. Il tutto con copertura mondiale, nella stessa proiezione geografica e disponibile 24 ore su 24, 365 giorni l’anno”. Senza contare l’uso che di OSM si può fare in caso di piccole emergenze quotidiane per “cercare defibrillatori, idranti o numeri civici (tanto utili a 118 e VVF)”.

IL FUTURO DEL LAVORO È GIÀ QUI?

Un focus per indagare il cambiamento delle professioni con l’avvento di robotica, AI, IoT. “Tra tanti numeri, ricerche, previsioni– si legge nell’articolo –una cosa è certa: il mondo è cambiato e con esso le professioni. Il 65% dei bambini che attualmente entrano nelle scuole primarie farà dei lavori completamente nuovi, che non esistono ancora. Previsione solo apparentemente futuristica quella riportata da The Future of Jobs del World Economic Forum, che si è già avverata per molte professioni emergenti”. I numeri riportati da una ricerca dell’Agenzia Nazionale Per il Lavoro ANPAL mette infatti in evidenza come già ora siano cambiate le richieste, in particolare legate ai profili ICT.

OPEN DATA E LINKED DATA RISORSA PER LA COLLETTIVITÀ?

Intervista a Davide Taibi, ricercatore CNR e membro della community Open Data Sicilia, spiega le opportunità legate all’apertura dei dati non solo attraverso gli Open Data ma anche i Linked Data. “L’interesse verso i dati aperti non si è mai completamente spento” – afferma Taibi nell’intervista. “Prendendo in considerazione gli sviluppi più recenti, nel 2016 la creazione del Team per la Trasformazione Digitale ha convogliato notevoli sforzi nell’attuazione di una vera e propria strategia di trasformazione digitale nella Pubblica Amministrazione su diverse direttive”. Nonostante ci sia ancora molto lavoro da fare, soprattutto da un punto di vista culturale e organizzativo, come afferma lo stesso Taibi, molte sono le iniziative intraprese a livello nazionale e locale che fanno ben sperare e supportano una maggiore diffusione della cultura del dato come risorsa pubblica.

AI, BIG DATA E IOT QUESTI SCONOSCIUTI?

Termini che spesso si leggono anche nelle pagine non tech dei quotidiani come Big Data, IoT o AI dovrebbero essere entrate nel bagaglio culturale comune e invece, secondo una ricerca realizzata da Digital Transformation Institute e CFMT e sintetizzata in un focus da Stefania Farsagli, sono sconosciute ai più. “Solamente il 34% dei consumatori intervistati ha sentito parlare di Intelligenza Artificiale, mentre il 34% degli utenti non sa cosa siano e a cosa servano i Big Data. Per non parlare della Blockchain: anche nella sua forma più conosciuta, la criptovaluta (i Bitcoin per intenderci), il 52% dei consumatori intervistati non ha idea di cosa sia e di quali siano le sue applicazioni. Salvo poi dichiarare, in più della metà dei casi di chi dichiara di esserne a conoscenza, che l’utilizzo della tecnologie nei processi di disintermediazione migliorerà la propria vita”.

AI, DATI E REALTÀ AUMENTATA NELLE COSTRUZIONI: INTERVISTA AD ALBERTO TONO

Un giovane ingegnere, espatriato da giovanissimo, racconta il suo impegno in importanti progetti di ricerca e sviluppo su Intelligenza Artificiale e Mixed Reality. Dopo diverse esperienze professionali post laurea, Alberto Tono è approdato, infatti, nel team di ricerca e sviluppo per Studio HOK, una società di progettazione integrata con circa duemila dipendenti in 23 città. “La proliferazione di nuovi strumenti digitali e tecnologie ci dà la possibilità di innovare completamente il settore delle costruzioni e dell’architettura: la Immersive Reality e il Deep Learning rompono gli schemi e cambiano completamente i flussi di lavoro”.

AI E RETAIL: QUALE RELAZIONE?

Una ricerca del Digital Transformation Institute indaga l’uso dell’Intelligenza Artificiale da parte di aziende e consumatori. “Le esperienze in cui incontriamo l’Intelligenza Artificiale – si legge nel focus – si moltiplicano: il 47% dei consumatori ha utilizzato un software di assistenza vocale e il 31% di chi non ne ha mai avuto il modo si dice interessato a farlo in futuro. Parlare con una voce virtuale che riesca a risolvere i nostri problemi è l’interazione preferita e che mette più a proprio agio (26%), insieme a quella visiva con persona virtuale (26%). Molte più remore, invece, se si tratta di una interazione fisica con una realtà tridimensionale o avatar ad esempio (solo il 12% la ritiene preferibile), o un robot/android (9%); il 45% degli intervistati, infine, mostra inquietudine rispetto ad un futuro in cui i veicoli si guidino da soli”.

BACK2BASICS: INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Nella sua rubrica Back2Basics, Stefano Epifani spiega il significato di termini che pur legati alle tecnologie e alle innovazione più usate, spesso sono poco conosciuti o fraintesi. Tra i tanti articoli postati, ad aver avuto un particolare successo di lettori, è quello sul termine Intelligenza Artificiale. “Pochi concetti – si legge nella vision – hanno affascinato al pari di Intelligenza Artificiale l’essere umano, alimentando la fantasia degli autori di fantascienza di ogni epoca: l’idea che l’uomo potesse “creare” artificialmente un’intelligenza, o che potesse addirittura costruire demiurgicamente nuove coscienze, ha prima sedotto e poi spaventato orde di scienziati, filosofi, teologi, economisti”. Quali le opportunità e i rischi di questa tecnologia? Come, ripartendo dalle basi, la si può conoscere meglio?