PEOPLE | 31 Ott

Il dato abilitatore del processo creativo: intervista a Guido Porro

Dati, creatività e tecnologia trinomio vincente in azienda

Mai parola fu più abusata di Digital Transformation, tanto da essere spesso svuotata di ogni contenuto.

Così inizia la conversazione su opportunità del digitale per l’impresa con Guido Porro, Managing Director EuroMed di Dassault Systèmes, azienda leader nello sviluppo di soluzioni di progettazione in 3D, digital mock-up (bozzetto digitale) in 3D e gestione del ciclo di vita dei prodotti (PLM).

Cos’è allora la Digital Transformation e a cosa serve?

Trasformare digitalmente un’impresa è abilitare l’efficienza operativa dei processi esistenti fino a cambiarne anche il modello di business. La parola chiave oggi è agilità: i processi devono essere integrati e non lo si può fare in modo lineare come eravamo abituati a fare negli anni Ottanta. Oggi è necessario saltellare tra i diversi processi, che diventano così circolari e non più lineari. Occorre attivare le differenti funzioni aziendali in modo flessibile, al fine di attivare il processo di creatività necessario a cambiare in meglio le nostre aziende. Dare, per esempio, la possibilità al direttore marketing di parlare con chi fa manutenzione o distribuzione per comprendere meglio le problematiche di quel settore e provare, insieme, a migliorare l’esperienza del cliente. È la flessibilità che fa vincere e che è resa possibile dalla tecnologia.

I processi di digitalizzazione possono essere gli stessi per tutte le imprese a prescindere dalla dimensione?

I nostri clienti sono costituiti per il 70% da aziende medio piccole. Eccellenze italiane che lavorano nei settori più differenti e che sono state in grado di cogliere le opportunità del digitale tanto da diventare punto di riferimento per altri. Per la nostra esperienza, posso dire che è scontato ci siano differenze nell’approcciare la Digital Transformation tra aziende di piccole e grandi dimensioni, ma queste devono essere abbattute. Le competenze riferibili al dove va il mercato e al come analizzare i dati per migliorare il proprio business sono presenti anche nelle aziende più piccole, per cui il mettere in atto strategie di data analysis e AI non fa che aiutare l’abbattimento delle differenze di approccio tra PMI e industrie.

Quali le tecnologie alle quali guardare con attenzione?

Dovremmo fare spazio alle tecnologie che rendono tangibile l’opportunità. Per esempio il 3D printing, così come la realtà virtuale e la realtà aumentata, consentono alle aziende manifatturiere di accorciare i tempi di prototipazione, riducendo così il go-to-market e approssimandosi al cliente. Presentare un prodotto non ancora entrato in produzione, mostrarlo grazie all’AR per esempio consente di raccogliere da subito feedback da poter utilizzare eventualmente per modificare il prototipo. Altro esempio di tecnologia di grande valore è il Design Thinking, attraverso il quale è possibile avvicinarsi alle reali esigenze del cliente anche tramite attività di ascolto sui social network.

Il Piano Industry 4.0 e la sua seconda fase Impresa 4.0 possono sostenere le imprese? In quale modo?

La caratteristica che io personalmente preferisco di questo piano è la sua praticità, ovvero la possibilità di essere opportunità anche per imprese di medie e piccole dimensioni. Le aziende dovrebbero identificare almeno uno degli ambiti di sostegno previsti e progettare una trasformazione digitale che tenga conto non solo della necessità di quick win, ma che sappia guardare al medio e lungo periodo. Ovviamente il nostro ruolo, come azienda, è proprio quello di aiutare le imprese a progettare un futuro digitale che sappia sfruttare gli incentivi nel modo migliore.

Data Governance: necessità o moda del momento?

Il tema della gestione del dato è oggi ritenuto centrale da molti, ma devo dire che il solo parlare di Data Governance non mi entusiasma. Si deve considerare il dato come abilitatore del processo creativo, imprescindibile per il successo dei prodotti e delle aziende. I tanti dati che le industrie spesso raccolgono anche grazie all’IoT non servono a nulla se non analizzati o se non impiegati per creare business case. Il dato deve essere il punto di ingresso di un processo interpretativo di Design Thinking, deve stimolare la creatività di ingegneri e progettisti e non limitarsi a figurare come banale reportistica. Di dati oggi dobbiamo nutrirci anche perché, come diceva un noto statistico, i dati sotto tortura confessano.


Sonia Montegiove