SOCIETY | 4 Giu 2019

Fare rete per la Procreazione Medicalmente Assistita

In Toscana la gestione condivisa dei dati supporta le coppie durante il percorso di PMA. Ne parliamo con Luca Mencaglia

Oggi in Italia 2 bambini su 10 nascono grazie alla Procreazione Medicalmente Assistita, arrivata a contare circa 75.000 interventi. Facilitare le coppie che decidono di percorrere questa strada, rappresentanti il 12-14% della popolazione in età fertile, è una necessità reale a cui si può far fronte ricorrendo al digitale.

Prima esperienza a livello nazionale, e buona pratica internazionale, è quella di Regione Toscana, che ha dato vita a un’unica piattaforma tecnologica per la gestione condivisa dei dati tra le Aziende Sanitarie della Regione, con l’obiettivo non solo di tracciare i percorsi PMA ma soprattutto di dare l’opportunità a centri periferici di erogare gli stessi servizi della struttura di riferimento. “Lavorare in rete – spiega Luca Mencaglia, coordinatore del progetto di creazione della rete regionale toscana di PMA – ci aiuta non solo a far sì che strutture fisicamente lontane possano collaborare, ma permette alle coppie di scegliere gli ambulatori più vicini a casa, senza dover percorrere lunghe distanze e potendo contare sullo stesso livello di assistenza dei centri più grandi”.

 

Quali gli obiettivi della rete PMA?

Scopo del progetto è offrire uno strumento di lavoro unico e condiviso per tutte le categorie di operatori coinvolti nel processo, come amministrativi, infermieri, biologi e medici, per consentire loro di avere la propria visione delle informazioni di interesse, attraverso la configurazione di opportuni cruscotti.

La soluzione – spiega Mariangela Alcaro, Project Manager per Engineering del progetto Rete di PMA – è pensata come una web application con un’interfaccia grafica che rappresenta i dati in modo chiaro e intuitivo e che è possibile visualizzare in diversi dispositivi mobili grazie al design responsive”.

Cosa significa nei fatti fare rete?

Se vogliamo fare un esempio – continua il professor Mencaglia – possiamo immaginarci una coppia di Bibbiena. Questa può rivolgersi, fin dall’inizio del suo percorso diagnostico, al centro più vicino a casa che condivide con noi, attraverso un fascicolo sanitario condiviso, tutti i dati utili per il monitoraggio fino al prelievo degli ovociti che solitamente avviene nel centro PMA di Cortona. Per la coppia significa non doversi spostare ogni volta, ma farlo solo nel momento finale, chirurgico, in cui sarà presente lo stesso operatore che l’ha seguita per tutto il percorso. Grazie alla piattaforma abbiamo a disposizione i dati di tutta la rete di PMA, con piani di lavoro aggiornati e possibilità di effettuare prenotazioni grazie all’integrazione con il CUP unico regionale”.

Quali i vantaggi portati dal progetto PMA?

Condividere il percorso in rete – spiega Luca Mencaglia – ci permette non solo di supportare le persone che fruiscono di PMA, ma anche di motivare tutti gli operatori che esercitano nei centri periferici, mettendoli in condizione di lavorare in modo efficace e qualificato. Oltre a questo, attraverso la piattaforma potremo dialogare e scambiare dati con alcune istituzioni di controllo, come l’Istituto Superiore di Sanità e il Centro Nazionale Trapianti”.

Altro vantaggio è visualizzare i risultati e i referti dei numerosi esami diagnostici, utili per eseguire il monitoraggio del trattamento, senza la necessità di inserire manualmente i dati, abbattendo il rischio di errori di compilazione.

Le coppie in cura – continua Mencaglia – vengono sgravate dalla necessità di comunicare gli esiti degli esami, consegnare direttamente i referti o altra documentazione necessaria per il trattamento proprio perché possono contare su un sistema integrato su tutta la rete”.

La piattaforma – aggiunge Matteo Petracca di Engineeringsemplifica il lavoro garantendo maggiore fluidità e trasparenza in ogni fase dei processi lavorativi, con un immediato controllo di coerenza e appropriatezza delle informazioni, con la possibilità di registrare e analizzare eventuali collegamenti di causa-effetto e comprendere, per esempio, i motivi per i quali una terapia ha successo o meno su una paziente, in relazione alle cause di infertilità di entrambe i componenti della coppia, alle patologie presenti, alle caratteristiche demografiche, ecc.. Tutto nel pieno rispetto della privacy ovviamente”.

Quali gli sviluppi futuri?

Il progetto ha grandi potenzialità – commenta Mencaglia – in particolare per la possibilità di comprendere meglio le ragioni della infertilità, anche grazie al Machine Learning. L’analisi dei dati raccolti potrà aiutare la ricerca e darci indicazioni per migliorare gli interventi di PMA, oltre che fornire indicatori qualitativi del lavoro che stiamo facendo per migliorarci”.