MARKET | 7 Nov

Intelligenza artificiale: perché, dove e soprattutto come implementarla?

Una ricerca Capgemini mette in luce le opportunità dell'AI e la roadmap per introdurla in azienda

Quando si parla di intelligenza artificiale non mancano scenari fantascientifici, iperbolici e in alcuni casi inquietanti. Volendo tornare alla realtà e vedere le opportunità dell’applicazione dell’AI all’interno delle aziende, Capgemini ha elaborato la ricerca “Turning AI into concrete value: the successful implementors’ toolkit”, una specie di how to su come ricavare vantaggi dall’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali.

“Le aziende – si legge nella frase introduttiva del rapporto che ha coinvolto 993 aziende di diversi settori e Paesi, Italia compresa – hanno compreso i benefici dell’AI ma ora devono capire come e dove investire”.

Volendo rinfrescare i benefici, quattro sono quelli individuati dagli intervistati: incremento del 10% delle vendite di nuovi prodotti e servizi per 3 imprese su 4; maggior efficienza operativa (78%); migliore capacità di analisi (79%) e aumento della soddisfazione utente (75%). A differenza della credenza comune tale per cui a intelligenza artificiale si associa la parola robot e perdita della creatività, per il 74% degli intervistati l’introduzione di questa tecnologia porta a un aumento proprio della capacità creativa del personale. L’intelligenza artificiale, secondo George Sarmonikas di Ericsson, automatizzando i task ripetitivi libera infatti gli ingegneri, i progettisti e il personale in generale consentendo loro di dedicarsi ad attività in cui la creatività umana è indispensabile.

L’intelligenza artificiale farà diminuire i posti di lavoro?

Secondo il rapporto Capgemini proprio grazie all’introduzione dell’AI in azienda si avrà un aumento di nuovi posti di lavoro nel lungo periodo. 4 aziende su 5 delle intervistate affermano infatti che l’intelligenza artificiale ha creato nuovi ruoli nelle proprie organizzazioni. Molti di questi ruoli richiedono esperienza e sono da riferirsi per lo più a posizioni manageriali (41%), direzionali (19%) e di coordinamento (18%). Come a dire che cambia la domanda di lavoro, cambiano le competenze richieste ma l’uomo ha un ruolo fondamentale anche se si adotta AI.

Come affermato da Mohammed Marikar, direttore della Royal Bank canadese, nei sistemi di gestione avanzati tutto si approccia con quello che si chiama common sense e che necessita di direzione umana. Per il 63% delle aziende non ci sono effetti negativi sul lavoro, come non ci sono riduzioni di personale da attribuirsi all’automazione di alcuni comparti; ovviamente forte è l’esigenza di accompagnare il cambiamento con formazione del personale, come affermato dal 71% degli intervistati.

Rispetto alla coesistenza tra AI e risorse umane, come riportato nel report, l’86% degli intervistati ritiene che questo possa aumentare la produttività oltre a semplificare il lavoro (89%).

Dove e come è diffusa l’intelligenza artificiale?

Secondo il rapporto l’AI viene introdotta oggi attraverso piccole esperienze pilota e progetti-test che poi vengono implementati su larga scala. I settori in cui questo passaggio è già avvenuto sono: telecomunicazioni (49%), commercio (41%), settore bancario (36%), servizi (34%), assicurazioni (31%), automotive (26%) e manifatturiero (20%).

La collocazione geografica delle aziende “artificialmente intelligenti” invece, secondo il rapporto, è concentrato in India (58%), Australia (49%), Italia (44%) e Germania (42%).

La roadmap per introdurre AI in azienda

Quali i passi necessari ad accompagnare il cambiamento e a governare al meglio per automatizzare in modo intelligente? Il rapporto indica questi:

1. Identificare una persona che gestisca il processo. Come in tutti i progetti anche questo richiede una figura che possa coordinare le attività: quella ideale indicata nel rapporto è il CXO (Chief eXperience Officer) che dovrebbe lavorare insieme al CEO. Secondo il rapporto il 37% degli intervistati ha identificato in azienda una figura come questa nel momento in cui hanno deciso di approcciarsi all’AI.

2. Avere una governance chiara e strutturata. Solo una gestione strutturata del cambiamento può portare ai benefici attesi dall’introduzione dell’intelligenza artificiale in azienda. La differenza tra chi lo ha fatto e chi invece ha approcciato la cosa in modo non organizzato ha evidenziato un 10-17% di riscontri positivi in meno.

3. Conquistare la fiducia dei dipendenti e supportarli mitigando le loro preoccupazioni. Resistenze culturali rispetto a progetti come questi sono naturali: il 61% delle imprese, infatti, ritiene che gli impiegati si sentano minacciati dall’introduzione di AI, temendo la perdita del posto di lavoro. Una comunicazione aperta e la condivisione degli step necessari al progetto contribuiscono ad aumentare la fiducia e ad abbattere le resistenze al cambiamento.

4. Formare il personale per sfruttare al massimo le opportunità di AI. Costruire un team di esperti in grado di gestire e implementare il progetto in azienda è una vera risorsa per il 64% degli intervistati. Contestualmente alla formazione, importante è l’individuazione degli indicatori da monitorare per analizzare i benefici ottenuti.

5. Portare avanti velocemente la sperimentazione e scalare. Individuare il giusto caso d’uso in azienda e scalare sono, secondo la ricerca Capgemini, alcune delle chiavi di successo. Le modalità di sperimentazione possono passare dall’incubare il progetto in un laboratorio interno d’innovazione o in un centro di eccellenza aziendale, lavorare con l’ecosistema startup oppure appoggiarsi a partner tecnologici per costruire una rete innovativa.

Intelligenza artificiale uguale opportunità è chiaro per le aziende. Non resta che individuare un percorso che accompagni la trasformazione.

Sonia Montegiove