SOCIETY | 9 Feb

La Pubblica Amministrazione che verrà

Come la Digital Transformation cambierà la PA secondo la ricerca “TLC 2025”

La sfera pubblica avrà sempre più un ruolo nello sviluppo delle infrastrutture, nella regolazione del mercato, nella garanzia dell’equità fiscale fra i differenti player, nella protezione della riservatezza della nostra sfera personale di fronte alla pervasività dei Big Data, ma anche come protagonista – attraverso la Pubblica Amministrazione, le strutture di gestione del patrimonio culturale, i responsabili del marketing territoriale – dell’innovazione di servizio abilitata dallo sviluppo digitale che si verificherà nei prossimi anni. Da qui al 2025, gli attori pubblici saranno dunque in varia maniera al centro della scena, con i loro ritardi e i loro limiti, ma anche con le numerose forme di innovazione e di miglioramento di cui saranno protagonisti. Questo estratto dallo scenario previsionale mostra alcune fra le più interessanti indicazioni fornite dal panel di esperti, che si vanno ad aggiungere a quelle già pubblicate sui temi Big Data e mercato delle Tlc.

La governance della digitalizzazione

Una sfida sovranazionale. Il punto di partenza dell’analisi è ovviamente quello della macro-regolazione. Con la crescita della varietà e dei volumi di dati personali prodotti e distribuiti dalle tecnologie digitali, la regolazione dei flussi di informazioni e della possibilità di estrarne valore diverrà centrale per la regolazione delle TLC. Nel prossimo futuro si affermerà il principio che, poiché la rete è sovranazionale, altrettanto sovranazionali debbano essere le regole che disciplineranno l’utilizzo dei Big Data. Applicare tale principio, tuttavia, non sarà semplice, e non solo per l’ovvia considerazione che la tecnologia resterà costantemente più avanti rispetto alla normativa, creando ricorrenti problemi di adeguamento e aggiornamento.

Accordo impossibile. Uno dei principali problemi per la regolazione sovranazionale consisterà nell’impossibilità di arrivare nel breve termine a un accordo istituzionale internazionale sulla gestione dei dati personali, vista la disomogeneità di punti di vista su temi quali la privacy o il diritto all’oblio. Il negoziato Safe Harbour fra UE e Usa ristagnerà, ritardando la presa di decisioni in materia di regolazione dei Big Data; le cose, quindi, continueranno ad andare avanti in maniera poco controllata. (va considerato che questa previsione, già non ottimistica, è stata formulata prima dell’elezione di Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti, il quale non si dichiara particolarmente favorevole a una concertazione sovranazionale, ndr).

Uno stesso percorso, un passo diverso. Oltre all’oggettiva rilevanza sovranazionale di alcune questioni come quelle qui sopra evocate, va considerato che l’itinerario della trasformazione digitale del nostro Paese verrà in ampia misura tracciato su mappe già da altri disegnate. L’arretratezza digitale del nostro Paese ci manterrà – ancora nel 2025 – in una condizione di “follower” (o di vera e propria subordinazione) rispetto ai paesi in cui il digitale è prassi culturale da almeno un decennio. Per uscire dalla condizione di ritardo persistente, d’altronde, servirebbe una capacità di guida del processo trasformativo di cui il Paese non disporrà: mancherà in Italia una vera capacità di governance della trasformazione digitale, nel 2025 come oggi. In effetti nei prossimi anni continuerà la sovrapposizione di soggetti diversi e una confusa divisione delle responsabilità per la governance. Questa confusione resterà uno dei principali ostacoli all’accelerazione della trasformazione digitale.

La centralità dei dati

Data Driven Administration. La Pubblica Amministrazione, progredendo nella digitalizzazione delle proprie attività e dei propri rapporti con il cittadino, disporrà di una mole e di una varietà crescente di dati, che metterà sempre più a valore: i dati raccolti da istituti come l’Istat, i dati del proprio funzionamento e dei servizi erogati, i dati della fatturazione elettronica, etc. Tuttavia, per adottare un modello organizzativo basato sulla Data Driven Decision, la P.A. avrà bisogno di un forte investimento sullo sviluppo di competenze oggi mancanti o carenti. Verranno inoltre inserite nell’Amministrazione figure professionali oggi il più delle volte assenti, come il Data Manager.

Estrazione di valore. Nei prossimi anni, dunque, la P.A. si attrezzerà per rendere ricorrente il processo di acquisizione e organizzazione dati grezzi in proprio possesso, in base alle finalità preposte, ed estrarne quindi “valore” utilizzandoli per sviluppare modelli volti alla creazione di policy e strumenti di decisione basati sull’osservazione effettiva della realtà.

La Sanità sarà un settore guida nella gestione evoluta delle informazioni, con una progressiva estensione delle esperienze già esistenti di collaborazione fra organi amministrativi, come le Asl, e altri soggetti, inclusi quelli capaci di fornire capacità relative alla Data Science (Università, etc.) o con i privati che, gestendo strumenti intelligenti e connessi (dalla bilancia, al cardiofrequenzimetro, etc.), raccoglieranno enormi quantità di dati, utili al monitoraggio epidemiologico.

Big & Open. Per l’Italia una delle linee di innovazione più feconda consisterà nei prossimi anni nell’estensione del tema degli “Open Data” dalla P.A. ai soggetti privati. L’emersione di questa esigenza riguarderà, in primo luogo, i servizi erogati in concessione pubblica dai soggetti privati (come telecomunicazioni, broadcasting, utility), e i servizi di interesse pubblico erogati da privati, come quelli sanitari.

In termini più generali, nel prossimo futuro si lavorerà alla creazione nel Paese di un ecosistema capace di valorizzare i Big Data, attraverso:

  • il sostegno a startup che propongano modelli di business innovativi basati sul patrimonio informativo
  • lo stimolo a incrementare la formazione di un numero adeguato di data scientist, ossia figure professionali opportunamente formate.

Innovazione potenziata. In futuro, d’altronde, l’innovazione sarà sempre meno confinata all’interno dei grandi centri di ricerca, cosicché si tenderà sempre più a rafforzare il paradigma dell’open innovation. L’ICT sarà infatti un potente strumento di cambiamento sociale: le micro-innovazioni di comunità, che partiranno dal coinvolgimento creativo dei cittadini e delle organizzazioni, associazioni, imprese, al confine tra profit e non profit, diverranno via via oggetto di una maggiore capacità ricettiva, specie da parte degli operatori privati. L’uso di piattaforme tecnologiche, nel contesto delle smart city, consentirà l’aggregazione delle singole iniziative, reti ed esperienze, nell’ottica di facilitarne la scalabilità e l’accesso a risorse finanziarie e organizzative. È chiaro che la disponibilità, per un uso con finalità legate al bene comune, di grandi varietà e moli di dati, sarà un fattore abilitante di importanza decisiva.

Innovazione di servizio

Relazioni digitali. I rapporti operativi fra pubblico e privato progrediranno in maniera decisiva nel corso dei prossimi anni. Le relazioni della P.A. con il mondo delle aziende, infatti, saranno nel 2025 digitalizzate in amplissima quota. La collaborazione fra attori pubblici e privati permetterà di erogare alle imprese e ai cittadini servizi unitari, che superino proprio la dicotomia pubblico-privato, per modellarsi sui life-event. Fra i servizi organizzati in tale maniera, vi saranno:

  • i servizi di trasporto integrati sulle reti pubbliche e private
  • i servizi relativi alla mobilità self-driving (il cablaggio embedded del codice e della sicurezza stradale, nonché del monitoraggio assicurativo nei software delle automobili).

Migliori servizi, nuovi servizi. La fase del cablaggio in fibra del nostro Paese, con una disponibilità di connettività a larghissima banda per cittadini e imprese rappresenterà inoltre uno stimolo alla nascita di una nuova classe di servizi pubblici che migliorerà e cambierà la vita delle persone. L’aumento di prestazioni dei servizi pubblici verrà arricchito anche dall’impiego di tecnologie particolarmente innovative, fra cui quelle legate alla “realtà mista”. Quest’insieme di innovazioni si verificherà soprattutto a partire da ambiti quali il turismo, la sanità, la comunicazione social.

* Del panel di Esperti che ha elaborato lo scenario hanno fatto parte: Gian Paolo Balboni (Tim), Alessandro Casacchia (Agid), Andrea Casalegno (Top-Ix), Gianni Dominici (Forum PA), Paolo Nuti (Mc Link), Fabio Panunzi (Linkem), Francesco Pirro (Agid), Giovanni Sabadini (Engineering), Roberto Vicentini (Engineering), Ezio Zerbini (Ericsson)

Stefano Palumbo