SOCIETY | 8 Gen 2019

Professionisti ICT: necessari ma non pervenuti

L'Osservatorio Competenze Digitali 2018 mette in evidenza un gap del 58% tra richieste e offerte di lavoro ICT. L'opinione dell'A.D. di Engineering Paolo Pandozy.

Crescono in Italia le richieste di professionisti ICT (+19%) e insieme a queste anche i posti non coperti: a fronte di un fabbisogno, nel triennio 2018-2020, che oscilla tra le 62mila unità nell’ipotesi conservativa e le 88mila unità nell’ipotesi espansiva, i livelli dell’offerta si attestano a 72mila unità, con un gap di posti non occupati che oscilla tra 10 e 16mila. Questo uno dei dati più significativi del quarto Osservatorio delle competenze digitali 2018 sulle professioni ICT, condotto da Aica, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia in collaborazione con Miur e Agid.

“Nell’ultimo anno abbiamo assunto circa 1.000 persone, confermando un trend consolidato negli ultimi 4 anni; purtroppo però non è facile trovare le giuste competenze qui in Italia. I nostri universitari sono eccellenti ma sono troppo pochi quelli che si formano nelle discipline che servono”.

Così Paolo Pandozy, Amministratore Delegato di Engineering a conferma di quanto evidenziato dall’Osservatorio.

Dove in Italia la maggior domanda di profili ICT?

A far registrare il numero più alto di richieste è il Nord-Ovest, con una percentuale pari al 48% del totale italiano, seguito da Nord-Est e Centro con valori simili: 25% il primo e 20% il secondo.

Le professioni con percentuale più significativa sono Systems Analyst e Cyber Security Officer (tutte sopra il 25%), mentre nel Nord-Est è il CIO la professione più ricercata con il 39,4%, seguita da Technical Specialist (30%). Le vacancy nel Sud e isole, secondo l’Osservatorio, ammontano complessivamente al 6% e la professione con percentuale maggiore è Digital Media Specialist con l’11%.

Richieste competenze specialistiche o anche soft skill?

Oltre al deficit di competenze specialistiche, l’Osservatorio registra richieste in aumento anche per le soft skill che diventano maggiormente pervasive in tutte le professioni ICT, con una media del 28% contro il 35% di soft skill rate per le professioni non ICT.

Le punte di maggiore rilevanza delle soft skill (con valori tra il 38% e il 51%) si rilevano per ICT Operations Manager, Account Manager, ICT Consultant, Project Manager, Cyber Security Officer e Business Analyst.

Quanti laureati ICT serviranno in futuro? 

L’Osservatorio, per il solo 2018, stima un fabbisogno di laureati per le aziende che oscilla fra 12.800 e 20.500 unità a fronte di poco più di 8.500 dottori in ICT che si laureeranno, con un gap quindi del 58%.

Esiste, si legge nel rapporto, “un allarmante disallineamento tra domanda e offerta di competenze e professioni ICT, sia in termini quantitativi sia di adeguatezza, con ripercussioni dirette sull’attuale ritardo ed eterogeneità del percorso di digitalizzazione della nostra economia”.

Come colmare il gap tra domanda e offerta di professionisti ICT?

L’Osservatorio propone cinque ambiti strategici per un riallineamento quantitativo e qualitativo tra domanda e offerta:

  • aumento di laureati ed esperti informatici con competenze avanzate attraverso fidelizzazione degli studenti ICT e maggiore attrattività per lauree e diplomi superiori ICT
  • diminuzione della dispersione degli studenti ICT nel passaggio da scuola secondaria a università e quindi nel completamento dei percorsi di studio
  • rinnovamento e miglioramento della qualità dei percorsi di studio ICT
  • rafforzamento di aggiornamento permanente e riconversione professionale
  • maggiore informazione, consapevolezza e cooperazione tra aziende, scuola/università e ricerca.

“Quando ci preoccupiamo dei robot che ruberanno posti di lavoro – commenta Pandozy – dovremmo pensare che accadrà solo per chi non si aggiorna. A fronte di un mercato che diventa sempre più complesso, occorrono centri di formazione d’eccellenza. Il digitale è un’opportunità straordinaria che come Paese non possiamo permetterci di non cogliere. Assicurarsi che i giovani e i lavoratori possano accedere a know-how specialistico e aggiornato deve essere prioritario non solo per aziende come la nostra, fortemente impegnata in programmi di formazione, ma anche per la scuola, per la politica”. 

Quali le professioni più richieste?

Tante le figure nuove richieste dal mercato e per le quali non è facile trovare candidati: dal Data Scientist, al Cyber Security Officer o al Data Analyst. Nomi dietro i quali si celano competenze, conoscenze, nuovi modi di affrontare le giornate lavorative che proveremo a presentare su questo magazine intervistando i professionisti che oggi si trovano a rivestire ruoli che fino a cinque anni fa non immaginavano neppure potessero esistere.