SOCIETY | 8 Set 2016

Mobilità chiama Big Data?

Come i Big Data impattano sulla morfologia e l’urbanistica della città e come l'efficienza dei trasporti pubblici può trarne beneficio

Quello dei Big Data è un tema che piuttosto conosciuto e dibattuto. Fino a qualche anno fa, molti non sapevano cosa fossero e seppur oggi sia aumentato il grado di consapevolezza e comprensione di questo fenomeno, ancora un vasto numero di persone continua a non sapere esattamente cosa essi siano.

Quando si parla di Big Data ci si riferisce a una raccolta estesa in termini di volume, velocità, viralità, vulnerabilità e varietà di dati che visti dal di fuori possono sembrare una collezione disordinata, ma che se analizzati con metodi specifici riescono a fornire informazione di valore. Come ogni rivoluzione che investa la sfera dell’innovazione tecnologica, spesso ci si concentra sugli strumenti e sulla loro funzionalità, perdendo di vista, a mio avviso, quella che è la vera essenza dei Big Data: la nascita di una nuova mentalità, prospettiva e paradigma per la gestione di fenomeni complessi che coinvolgono la sfera umana, le relazioni e lo spazio.

Qualche numero sui Big Data

Impressionanti i numeri che si affiancano ai Big Data: secondo uno studio condotto da Università Luiss di Roma il valore stimato per i dati delle nostre vite digitali si aggira intorno al trilione di euro per i 44 trilioni di GigaByte di dati previsti per il 2020. Tutti i servizi basati su internet hanno beneficiato di questa nuova tecnologia: si calcola, infatti, che l’analisi dei Big Data portata avanti da Amazon generi circa il 30% dell’introito della società.

Quali i settori in cui i Big Data tornano utili?

I settori che hanno beneficiato dell’introduzione dei Big Data sono soprattutto il sistema sanitario, quello dell’istruzione e quello della mobilità e dei trasporti. In salute, per esempio, sono circa 150mila miliardi i Gb prodotti dal corpo umano e 25mila quelli che gli ospedali raccoglieranno entro il 2020. A cosa possono servire? In primo luogo ad una migliore prevenzione delle malattie che passa dalla ricerca che può beneficiare dell’analisi di tante informazioni.

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Big Data e trasporti pubblici

I Big Data stanno avendo un notevole impatto sulla morfologia e l’urbanistica della città; tanto che sono già utilizzati, ad esempio, per predire i bisogni del sistema dei trasporti pubblici, orientando gli investimenti e le politiche di mobilità all’interno delle metropoli.

I Big Data possono essere generati ovunque e utilizzando qualunque dispositivo digitale. Possono infatti essere prodotti da telefoni cellulari, social media, sensori, sistemi transazionali, automobili, macchine industriali, PC, satelliti, telecamere per monitorare il traffico. La diffusione capillare delle tecnologie wireless e l’intera infrastruttura di rete, consentono il rilevamento e la raccolta di grandi quantità di dati spazio-temporali che possono essere utilizzati per comprendere pattern e modelli interpretativi innovativi che, nel settore specifico della mobilità, possono indirizzare la pianificazione urbana, la mobilità sostenibile e l’ingegneria dei trasporti. Avere la capacità di accedere ai dati provenienti da diverse fonti, raccoglierli, aggregarli, elaborarli ed analizzarli, significa dunque avere la possibilità di prendere decisioni e dare risposte ai problemi quasi in tempo reale e in modo affidabile.

Il caso di Roma Servizi per la Mobilità

Roma, attraverso Roma Servizi per la Mobilità, si è dotata di una piattaforma di infomobilità che eroga servizi di ausilio agli spostamenti per cittadini, turisti e city-users. Attraverso sistemi di monitoraggio eterogenei, l’Agenzia “fotografa” e storicizza lo stato del traffico cittadino e la posizione puntuale dei veicoli del trasporto pubblico locale. Dal punto di vista informativo i dati sono forniti agli utenti attraverso diversi canali tra i quali:

  • cerca linea: il servizio permette di cercare le linee del trasporto pubblico locale e mostrarne le informazioni statiche (percorsi, fermate, mappe) e dinamiche (tempi di percorrenza misurati, posizione dei veicoli, tempi di attesa alle fermate);
  • cerca percorso: è quello che in termini tecnici si chiama un route planner multimodale dinamico. Attraverso la conoscenza dello stato effettivo della rete, il servizio suggerisce istante per istante l’itinerario migliore per raggiungere la destinazione. I modi di trasporto considerati sono: trasporto pubblico (autobus e tram urbani, metropolitana, ferrovie suburbane e regionali), trasporto privato e mobilità sostenibile (bike and ride, park and ride, car sharing, car pooling);
  • News: il servizio fornisce notizie sulla mobilità pubblica e privata.

I dati vengono utilizzati sia per la previsione dei flussi di traffico sulle principali arterie cittadine sia per la regolazione in tempo quasi reale, della rete semaforica. I principali dataset prodotti sono distribuiti come Open Data sul portale dell’Agenzia, con licenza Creative Commons che ne consente la condivisione e il riuso. Il codice sorgente della maggior parte della piattaforma di infomobilità, inoltre, è pubblicato con licenza GNU General Public License v2.

Quello appena presentato rappresenta solo un singolo caso di successo che fa comprendere come i dati possano essere utilizzati efficacemente all’interno di uno spazio urbano. Ma le potenzialità sono innumerevoli soprattutto se pensiamo alla possibilità di realizzare un approccio integrato al trasporto intermodale (parcheggi scambiatori, bike and car sharing, mobilità elettrica, proactive car pooling, ecc.) ed alla possibilità di creare indicatori sintetici per valutare e migliorare la mobilità urbana.

La speranza per il prossimo futuro è che i Big Data ci permettano di gestire e migliorare le politiche del trasporto urbano e di migliorare così la qualità della vita nelle nostre città.

Carlo Medaglia