SOCIETY | 8 Mar 2020

Niente Data Science siamo donne? È ora di cambiare!

Secondo una ricerca BCG sono ancora troppo poche le donne che lavorano in ambito Data Science. Il parere di due professioniste dell'IT: Grazia Cazzin e Monica Franceschini

Solo un 15% di donne lavora oggi nel settore della Data Science a livello globale, ma le prospettive non sono certo rosee se una metà delle studentesse dichiara di sentirsi inadatta a lavorare in questo settore. Il dato, frutto di una ricerca condotta da BCG su 9000 studenti under 35 in 10 Paesi nel mondo, dal titolo “What’s Keeping Women Out of Data Science”, mette in evidenza un problema importante: il gap di genere nelle professioni va a minare la crescita sostenibile dell’Intelligenza Artificiale, che ha bisogno di gruppi di lavoro misti per poter funzionare nel modo adeguato.

“Credo che la disciplina della Data Science – commenta Monica Franceschini, responsabile del gruppo Big Data del centro competenza Data and Analytics di Engineeringsia particolarmente coinvolgente per le donne, in quanto si occupa di modellare la realtà e nella maggior parte dei casi richiede una comprensione ed un forte interesse per scenari concreti, che possono riguardare il sociale, l’economia e, per citare un tema attualissimo, anche la medicina e la sanità. Il punto di vista femminile può alimentare algoritmi che tengano in considerazioni fattori di genere e sensibilità diverse. La consapevolezza di contribuire alla risoluzione di tali aspetti e dell’applicabilità del loro operato alla vita reale potrebbe rendere le donne protagoniste di questa materia”.

Quanto è “appealing” per le donne la Data Science?

81 ragazze su 100 intervistate definiscono la professione del Data Scientist come “troppo competitiva”, una complicata cosa da nerd, e il 48% la ritiene di scarso impatto sulla società. Eppure I data Scientist sono estremamente richiesti, tanto che Linkedin nel suo terzo rapporto annuale sui posti di lavoro emergenti negli Stati Uniti ha inserito questa professione tra le 20 più richieste in questo anno. E considerando in prospettiva l’incremento delle applicazioni di Big Data e AI, questa previsione non sarà certo solo limitata all’anno che verrà.

La Data Science ha un problema d’immagine, secondo la ricerca, visto che la maggior parte delle intervistate ritiene la scienza dei dati non solo troppo teorica ma anche con incerte prospettive di carriera, evidentemente non ben evidenziate.

Perché e come incrementare il numero di donne che lavorano nella Data Science?

Le aziende, secondo la ricerca, non riescono a comunicare bene l’impatto della professione del Data Scientist, mettendo in evidenza, anche in fase di reclutamento, solo gli aspetti tecnici senza far comprendere gli impatti sociali ed economici che questa professione può avere. Il 73% delle donne laureate in Data Science e il 67% di quelle laureate in materie STEM afferma, infatti, di preferire un lavoro più pratico e utile alla società (contro il 50% degli uomini). Il tasso più alto di diffidenza verso il lavoro di Data Scientist si registra in Cina, Germania e Uk, mentre in Australia Francia e Spagna le donne si considerano ben informate circa le possibilità di carriera del settore Data Science, vista anche la presenza di importanti role model.

“La Data Science – commenta Grazia Cazzin, direttrice del Knowage Labs e responsabile dell’offerta del Centro Competenza Big Data di Engineeringrichiede una capacità di pensiero al tempo stesso allargata, estesa, non convenzionale ma anche precisa, analitica, scrupolosa. Le donne hanno generalmente queste capacità e l’abitudine a fare e smontare , rivedere e riprogettare in corsa: dimensioni della quotidianità che diventano competenze utili in questo mestiere e nell’IT in generale”.

Secondo BCG si potrà lavorare sull’aspetto attrattivo della Data Science modificando le modalità di reclutamento del personale – presentate troppo spesso attraverso sfide informatiche, hackaton e gare di coding – mettendo in evidenza valore aggiunto e utilità pratica del lavoro, di maggior interesse per le donne.

Tutto il bello del lavoro del Data Scientist

“Come esperienza personale – aggiunge Monica Franceschini – posso dire che l’aspetto più avvincente del lavoro nell’ambito IT è la possibilità di mettere in gioco la propria creatività per costruire soluzioni innovative o per individuare strategie e workaround originali ai problemi. La democratizzazione delle idee e la loro condivisione per affrontare le sfide quotidiane dell’informatica, sia online via internet che all’interno dei gruppi di lavoro, rende tutti partecipi e fondamentali allo sviluppo di progettualità sempre nuove”.

“Personalmente – chiosa Cazzin – amo l’IT perché ha uno spazio di creatività importante e perché permette di vedere e conoscere anche i dietro le quinte della nostra quotidianità di relazioni con le istituzioni, con i servizi e sempre più con i nostri partner digitali”.

Sonia Montegiove